l'Irccs Crob aderisce alla Giornata mondiale per la consapevolezza sul linfoma

Pubblicato il 07/09/2018

online le risposte del dott. P. Musto alle domande più comuni sul linfoma

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Di seguito le risposte del dott. Pellegrino Musto, Direttore U.O.C. Ematologia e Trapianto Cellule Staminali e già Direttore Scientifico dell'Irccs Crob, alle domande più comuni sul linfoma.

Cos’e’ il linfoma?
Il linfoma (ma sarebbe meglio parlare di linfomi) è una malattia tumorale del sistema linfatico (linfonodi, milza, midollo osseo) e delle principali cellule che lo costituiscono (linfociti), che, in condizioni normali, sono deputate alla difesa immunologica naturale dell’organismo. Sebbene siano classicamente suddivisi in “linfoma di Hodgkin” (dal nome del medico che lo ha descritto per primo ) e “linfomi non- Hodgkin”, sono oltre 30 i tipi di linfoma oggi conosciuti e classificati, le cui caratteristiche cliniche possono essere molto differenti. Si va infatti da forme cosiddette “indolenti” o a “basso grado di malignita”, che talora non necessitano di terapie, ma solo di una attenta osservazione nel tempo, a varianti altamente aggressive, che possono richiedere trattamenti anche intensivi. Le caratteristiche biologiche dei vari tipi di linfoma (aspetti morfologici, immunologici e alterazioni molecolari del DNA), sono alla base di questa eterogenetita’ di comportamento.
Quanto è frequente e quali popolazioni sono maggiormente colpite?
I linfomi sono i tumori del sangue piu’ diffusi, con oltre 160.000 casi seguiti in Italia nel 2017 che rapprentano, nel loro insieme, circa il 10% di tutti i tumori nel nostro Paese. Possono colpire in qualunque eta’, ma alcune varianti si osservano piu’ frequentemente in determinate tipologie di pazienti (ad esempio il linfoma di Hodgkin è piu’ frequente nelle giovani donne).
Esistono dei fattori di rischio?
I linfomi non sono malattie ereditarie, anche se possono presentare una maggiore incidenza in determinati gruppi familiari. Come per la maggior parte delle patologie neoplastiche, non esistono dei fattori di rischio ben identificati per l’insorgenza dei linfomi. Forme particolari sono state tuttavie associate alla presenza di alcuni tipi di infezioni virali (come quelli dell’epatite B e C e HIV) o, piu’ raramente, batteriche.
Quali sono gli eventuali “campanelli d’allarme”?
Il principale sintomo di un linfoma è la comparsa di un ingrossamento delle ghiandole linfatiche (linfonodi) che puo’ svilupparsi in sede superficiale (collo, ascella, inguine) o in profondita’ (linfonodi intratoracici o addominali) ; in questo caso sono solo le indagini strumentali radiologiche ad evidenziarne la presenza. Il linfoma è tuttavia una malattia “sistemica” e puo’ coinvolgere qualunque organo o apparato. I sintomi che piu’ frequentemente accompagnano un linfoma sono la febbre, la sudorazione, il dimagrimento e il prurito.
Come si diagnostica un linfoma?
I comuni esami emato-chimici del sangue molto raramente consentono di sospettare o individuare un linfoma. La diagnosi si effettua obbligatoriamente attraverso il prelievo per via chirurgica (biopsia) di un campione del tessuto interessato (generalmente un linfonodo, piu’ raramente altri organi). Talora è necessario un intervento piu’ invasivo per poter raggiungere localizzazioni di malattia che non sono superficilali (laparotomia per localizzazioni profonde addominali, mediastinoscopia per quelle all’interno del torace). Il prelievo viene quindi inviato nei laboratori di Anatomia Patologica per l’analisi morfologica, immunoistochimica e molecolare del campione.
Una volta effettuata la diagnosi di linfoma ed averne identificato il sottotipo, si procede con la “stadiazione”. Si tratta di un processo finalizzato a valutare l'estensione della malattia, che si avvale di varie indagini strumentali (in particolare, radiografia del torace, ecografia addominale, TAC, PET, risonanza magnetica e biopsia del midollo osseo). A seconda della diffusione di malattia riscontrata, si identificano in genere quattro stadi progressivi, per ognuno dei quali viene valutata la eventuale presenza di sintomi aggiuntivi.
Come si cura il linfoma?
La terapia dei linfomi è determinata dalle caratteristiche del paziente e da quelle cliniche e biologiche della malattia (terapia personalizzata). Tra le prime, giocano un ruolo fondamentale l’eta’ e le cosiddette co-morbidita’, vale a dire la presenza di altre patologie concomitanti che possono limitare l’uso di determinati farmaci, aumentandone la tossicita’. L’estensione della malattia e le caratteristiche morfologiche, immunologiche e genetiche delle diverse varianti di linfoma (tra le piu’ frequenti, per le forme “non-Hodgkin”, il linfoma follicolare, il linfoma mantellare, quello diffuso a grandi cellule B o i linfomi T) condizionano approcci terapeutici diversificati. Escludendo le forme “indolenti” che non necessitano di trattamenti specifici, la terapia è comunque generalmente basata su combinazioni di varia intensita’ di differenti farmaci chemioterapici e di agenti immunoterapici (i cosiddetti anticorpi monoclonali) diretti specificamente sulle cellule neoplastiche. Il trattamento puo’ essere ripetuto nei casi in cui, dopo una iniziale risposta, la malattia si ripresenti, a distanza di tempo, con la cosiddetta “recidiva”. In questi casi si utilizza generalmente una terapia diversa da quella effettuata inzialmente. In alcuni pazienti puo’ essere necessario, in fasi piu’ avanzate di malattia, ricorrere al trapianto autologo di midollo osseo o di cellule staminali presenti nel sangue periferico (con cellule dello stesso paziente) o a quello allogenico (da donatore).
Con gli attuali trattamenti la percentuale di pazienti con linfoma per i quali è possibile parlare di guarigione puo’ essere significativa, raggiungendo, ad esempio, il 50-60% nelle forme di linfoma non-Hodgkin diffuso a grandi cellule B ed il 70-80% nei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin. Molti pazienti, tuttavia, pur non raggiungendo una completa guarigione, possono convivere con la loro malattia ed assicurarsi un’ottima qualita’ di vita per molti anni.
Quali sono le novita’ in tema di terapia?
Tra le novita’ teraputiche recenti piu’ importanti per i linfomi vanno ricordate: la cosiddetta “target therapy”, basata su nuovi farmaci orali attivi su specifiche alterazioni molecolari di alcuni tipi di linfoma; l’immunoterapia, con l’utilizzo di anticorpi monoclonali che stimolano la risposta immunitaria del paziente contro il linfoma; la “immunoterapia adottiva”, che utilizza i linfociti normali del paziente “modificati geneticamente” in laboratorio per colpire selettivamente il tumore (le cosiddette CAR-T). In quest’ultimo caso si tratta di terapie da considerare ancora oggi sperimentali.
A chi far riferimento?
I linfomi sono patologie che vanno diagnosticate e curate da Specialisti Ematologi. La Basilicata dispone di Reparti di Ematologia di eccellenza, come il CROB, in grado di assicurare a questi pazienti attivita’ diagnostiche e terapeutiche di assoluto livello, ivi inclusa la possibilta’ di aderire a sperimentazioni cliniche che rappresentano una importante occasione per i pazienti affetti da linfoma di ricevere le nuove terapie piu’ efficaci ed innovative.
 

 

Rionero in Vulture 07/09/2018 – il 15 settembre è la giornata mondiale per la consapevolezza sul linfoma (World Lymphoma Awareness Day). Un appuntamento importante, promosso dalla Lymphoma Coalition, una rete mondiale di gruppi di pazienti con linfoma, che si pone l’obiettivo di una maggiore conoscenza e consapevolezza su questo tipo di tumore meno noto. La campagna social di quest’anno, cui aderisce l’Irccs Crob, è “Le piccole cose creano fiducia” (Small things build confidence). Una campagna che prende spunto dal ruolo fondamentale svolto dalla fiducia nelle esperienze e nei risultati di assistenza sanitaria positiva dei pazienti. Fiducia che deriva da una corretta informazione fornita dallo staff medico e dal sostegno degli affetti. Dal 9 al 15 settembre, pazienti, parenti, professionisti sanitari, volontari e chiunque voglia partecipare, possono condividere un’esperienza, una frase, un’immagine di come le piccole cose, i piccoli gesti, possono creare fiducia in ambito medico oncologico, in particolare nel caso dei linfomi. Piccole, grandi cose che possono contribuire a creare fiducia nelle cure e nel domani, come il tempo dedicato a chi soffre dal familiare, da un amico nel dare un supporto e una mano, dal medico per l’ascolto del paziente sulla specifica malattia. Tempo prezioso per dare supporto in una concreta umanizzazione delle cure. Ma anche il tempo speso da ognuno di noi verso i piccoli segnali che il nostro corpo ci manda. Sensibilizzazione, dunque, anche sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. I post devono essere accompagnati dagli hastag #WLAD #EverythingChanges insieme al tag @irccscrob. L’Istituto parteciperà alla campagna con delle immagini e con un intervento del direttore dell’Uoc di ematologia Pellegrino Musto in cui saranno presenti numerose informazioni sul linfoma. Il linfoma è una malattia tumorale del sistema linfatico che si sviluppa da un’alterazione delle cellule linfocitarie presenti all’interno dei linfonodi, della milza e del midollo osseo. Sono circa 150 mila gli italiani che convivono con il linfoma.

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