Carcinoma della Mammella

Il Carcinoma della mammella è una delle neoplasie più diffuse al mondo, maggiore nei paesi Nord-America e dell’Europa Nord Occidentale, mentre decresce notevolmente tra le donne di razza nera e orientale.In Italia, l’incidenza di tumore della mammella nelle donne è 139/100.000/anno e la mortalità è 32/100.000/anno. Nell’incidenza vi è un netto gradiente Nord, Centro, Sud con frequenze più alte al Nord. Il tumore della mammella è la più comune neoplasia maligna nel sesso femminile e come causa di morte è seconda solo al carcinoma del polmone. Tuttavia, la mortalità è diminuita negli ultimi anni, tale fenomeno è determinato dalla diagnosi precoce e dai trattamenti terapeutici più efficaci. Rispetto alle fasce di età l’incidenza di carcinoma mammario tende ad aumentare rapidamente con l’età raggiungendo il massimo attorno al 50° anno di vita, da questo punto in poi l’incremento è assai meno pronunciato, sebbene persista.

EZIOLOGIA

Il rischio di sviluppare il carcinoma della mammella è stato associato a un complesso di fattori di ordine genetico e familiare, endocrino, dietetico, ambientale, ad abitudini di vita e a pregresse patologie mammarie.
L’età è chiaramente un fattore di rischio in rapporto a meccanismi che possono coinvolgere il prolungato stimolo endocrino alla proliferazione.

  • Storia familiare di tumore della mammella (madre e/o sorella)
  • Menarca Precoce
  • Prima gravidanza a termine in età più avanzata (> 35 anni)
  • Menopausa Tardiva
  • Stile di vita: obesità, scarsa attività fisica, uso di alcool
  • Terapia ormonale sostitutiva
  • Fattori genetici: 5-10 % di forme ereditarie

SINTOMI
La quantità di segni e sintomi clinici presenti al momento della diagnosi è direttamente proporzionale al grado di avanzamento della malattia. In una larga parte dei casi di cancro diagnosticati mediante screening mammografico non esistono segni clinici che possano far sospettare l’esistenza di una neoplasia.
Il segno clinico che più frequentemente porta alla scoperta di un cancro della mammella è un nodulo duro, non dolente, a margini mal delimitabili. Nelle forme più avanzate i segni come la retrazione spontanea o provocata della cute o del capezzolo e la tumefazione dei linfonodi ascellare omolaterale sono di valido ausilio In un limitato numero di casi la malattia si presenta con un quadro clinico caratterizzato dai segni dell’infiammazione (mammella ingrossata, con cute arrossata, edematosa, calda, talvolta con aspetto tipico “a buccia d’arancia”). (mastite carcinomatosa o carcinoma infiammatorio).

Carcinoma della Mammella

L’esame cardine nella diagnostica strumentale della mammella è la mammografia. L’accuratezza della mammografia si riduce se la componente adiposa è poco rappresentata come nelle giovani donne. L’ecografia è l’esame di elezione nelle giovani donne sintomatiche, in gravidanza o in fase di allattamento e integra la mammografia in presenza di seno denso. L’esame citologico può venire eseguito su secrezioni del capezzolo, sul contenuto di cisti in presenza di materiale siero-ematico o su agoaspirato di tumefazioni palpabili e non. La biopsia percutanea consente l’analisi del tipo istologico e l’acquisizione di materiale per esami biologici..Il prelievo viene eseguito con l’impiego di diverse metodologie: aghi a ghigliottina con diametro di 14-20 G e pistola automatica o semi-automatica, prelievo exeresi su guida radiografica, prelievo con aspirazione (vacuum assisted, Mammotome)

Carcinoma della Mammella

Le linee strategiche di trattamento del carcinoma mammario non possono oggi prescindere dall’integrazione delle varie modalità terapeutiche: chirurgia, radioterapia, trattamenti farmacologici e di conseguenza dalla collaborazione ottimale fra i vari specialisti. Rispetto agli interventi demolitivi effettuati fino a non molti anni fa, la chirurgia attuale del tumore della mammella va verso obiettivi di conservazione, nel contesto di un piano di cura integrato con altre modalità terapeutiche. La chirurgia conservativa (quadrantectomia,tumorectomia) rappresenta ormai il 70-85 % degli interventi condotti, mentre la mastectomia mantiene le sue indicazioni in presenza di neoplasia localmente avanzata o con dimensioni tumorali non adeguatamente ridotte da un precedente trattamento chemioterapico. Il trattamento radioterapico si pone come indicazione imprescindibile dopo un trattamento chirurgico conservativo in quanto riduce in maniera significativa il tasso delle recidive locali. La terapia medica occupa un ruolo fondamentale nella cura del tumore della mammella sia nella fase localizzata che metastatica. Le due principali opzioni sono costituiti dalla chemioterapia e dall’ormonoterapia. L’ormonoterapia è indicata in tutte le pazienti con tumore con recettori ormonali positivi indipendentemente, dall’età, dallo stato menopausale e dall’utilizzo o meno della chemioterapia. Sia la chemioterapia che l’ormonoterapia possono essere utilizzate singolarmente o in associazione dopo il trattamento chirurgico (terapia adiuvante) allo scopo di ridurre il rischio di ripresa della malattia tumorale determinato dalla presenza di micrometastasi presenti alla diagnosi nel 25-30% delle pazienti con linfonodi ascellari negativi e nel 75% delle pazienti con linfonodi ascellari positivi. L’attuazione dei trattamenti adiuvanti si basa sulla conoscenza di una serie di fattori prognostici presenti alla diagnosi come: dimensioni del tumore, stato dei linfonodi ascellari, grado istologico, attività proliferativa (Ki67).
La chemioterapia adiuvante ha permesso di ridurre significativamente il rischio di morte nelle pazienti con tumore operabile .In questi ultimi anni l’acquisizione di nuove conoscenze biomolecolare ha permesso di individuare un 25-30% di pazienti con neoplasia mammaria che iperesprimono il recettore HER-2. L’impiego del TRASTUZUMAB farmaco specifico verso questo target ha determinato un miglioramento significativo della prognosi particolarmente sfavorevole in questi pazienti. Un altro campo terapeutico di particolare rilievo è costiuito dall’inibizione dell’angiogenesi tumorale attraverso l’impiego dell’AVASTIN associato alla chemioterapia.
 

Carcinoma della Mammella

La maggior parte delle neoplasie mammarie viene individuata quando il suo diametro è superiore al centimetro. Una diagnosi clinicamente precoce contribuisce al raggiungimento della guarigione definitiva attraverso anche l’effettuazione di trattamenti chirurgici meno invasivi. Nell’ambito della prevenzione del tumore mammario l’attuazione di un programma di screening rappresenta uno strumento efficace per giungere ad una diagnosi precoce. Le nuove tecniche di mammografia consentono di eseguire indagini che possono individuare tumori anche molto piccoli e in fase preinvasiva.
Le attuali Linee Guida raccommandano per le donne di età compresa tra 40 e 50 anni una mammografia con periodicità 12-18 mesi con esame clinico ed eventuale ecografia; per le donne con età > 50 anni mammografia con periodicità di 18-24 mesi. Per le donne di età inferiore a 40 anni nessun controllo preventivo programmato.Nelle donne con una storia familiare di tumore della mammella o portatrici delle mutazioni BRCA1 BRCA2, i controlli mammografici dovrebbero essere iniziati tra i 30 e i 40 anni o almeno 5 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane, 25 anni per le donne portatrici delle mutazioni. In quest’ultima popolazione la Risonanza Mammaria ha dimostrato avere una sensibilità maggiore. Nell’ambito della prevenzione del tumore mammario lo stile di vita riveste un ruolo significativo. La dieta è associata in vario modo al rischio di sviluppare il tumore al seno: una dieta ipercalorica, un eccessivo consumo di alcool e di grassi animali, sono fattori di rischio, mentre il consumo di frutta e verdura risulta essere protettivo. E’ stato dimostrato che le crocifere (cavolo, cavolfiore e cavolini di Bruxelles) hanno un’azione specifica contro l’insorgenza del tumore alla mammella. L’Indolo-3-carbinolo, presente nelle crocifere (cavolo, cavolfiore e cavolini di Bruxelles) è in grado di modificare il metabolismo degli estrogeni, favorendo la formazione di Estrone 2 che ha un’azione protettiva. L’attività fisica contribuisce anch’essa a ridurre il rischio di sviluppo del tumore mammario.