World Cancer Day, l’Irccs Crob e l’oncologia al tempo del Covid

Pubblicato il 03/02/2021
world cancer day

WORLD CANCER DAY - Il direttore scientifico dell’Irccs Crob e l’oncologia al tempo del Covid

Rionero in Vulture 04/02/2021 - Il professor Alessandro Sgambato coordina, in qualità di direttore scientifico, la ricerca al Crob di Rionero in Vulture, uno dei tre Irccs oncologici del Sud Italia, insieme all’Istituto Pascale di Napoli e l’istituto Tumori di Bari. Il Crob è anche sede del Registro Tumori della Regione Basilicata che fa parte dell’AIRTum, l’Associazione Italiana Registri Tumori. L’AIRTum nella sua annuale pubblicazione "I Numeri del Cancro in Italia 2020" ha stimato un impatto notevole della patologia oncologica per il 2020 con circa 377.000 nuovi casi di tumori maligni (esclusi i carcinomi della cute non melanomi). Si tratta di numeri importanti considerata anche l’alta mortalità per cancro con oltre 180.000 decessi all’anno solo in Italia. E’ necessario quindi mantenere alta l’attenzione su questa malattia con un impegno che chiama in causa non solo le istituzioni ma anche ciascuno di noi.

Direttore, qual è secondo lei il principale problema legato a questa malattia e quale la a principale arma per combatterla? Il principale problema di questa malattia è il fatto che, nonostante i tanti progressi compiuti negli ultimi anni nella conoscenza dei meccanismi responsabili del suo sviluppo ancora molti aspetti ci sfuggono e non siamo in grado di bloccarne del tutto l’insorgenza. Un altro problema è anche l’estrema variabilità nel modo di presentarsi e, soprattutto, di evolversi di questa malattia che rende difficile prevederne con precisione il comportamento e, di conseguenza, mettere in atto una strategia terapeutica sicuramente efficace nei singoli pazienti. Tuttavia, enormi passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni e la possibilità di identificare le alterazioni molecolari presenti nei singoli tumori e, nello stesso tempo, la disponibilità di farmaci che colpiscono specificamente queste alterazioni ci permette oggi di poter attuare delle terapie “su misura” per ogni singolo paziente caratterizzate da maggiore efficacia e minori effetti collaterali rispetto alle terapie tradizionali. La maggiore arma a nostra disposizione, quindi, rimane la prevenzione per cercare di evitare lo sviluppo di questa malattia o, se questo non riesce, di identificarla il più precocemente possibile perché quanto più precoce è la diagnosi tanto maggiori sono le nostre possibilità di sconfiggere il cancro e di curare il paziente. Direttore, come si può fare prevenzione contro il cancro? Quando si parla di prevenzione, si distinguono due principali forme: la prevenzione primaria che, come dicevo, mira ad evitare lo sviluppo di un tumore, e la secondaria che mira a consentire una diagnosi precoce, nelle prime fasi di sviluppo di un tumore quando esso risulta più facilmente trattabile (es. mediante asportazione chirurgica) e guaribile.

Quale delle due è più importante e come si realizzano? La più importante è sicuramente la prevenzione primaria che, però, non sempre è realizzabile proprio perché, come dicevo, non conosciamo bene esattamente tutte le cause e i meccanismi responsabili dello sviluppo di un tumore. Però alcune cose le abbiamo imparate nel corso degli anni e ci possono aiutare perché alcuni fattori di rischio sono certi come per esempio il fumo, l’eccesso di alcool, una dieta ricca di grassi, l’esposizione al sole per quanto riguarda i tumori cutanei. Viceversa, ci sono alcuni fattori protettivi come il consumo di frutta e verdura, attività fisica regolare e anche un moderato consumo di vino, soprattutto quello rosso. E per alcuni tumori, come quello della cervice uterina, c’è anche la disponibilità di un vaccino. La prevenzione secondaria, invece, si basa sulla diagnosi precoce che si può fare con gli screening che mirano a identificare la presenza del tumore prima che si manifesti clinicamente in pazienti apparentemente sani. Gli screening più importanti sono quelli per i tumori alla mammella, al colon e alla cervice uterina, tramite mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci e pap test, rispettivamente. La Regione Basilicata è una delle più attive da questo punto di vista ed anche se al momento le attività di screening hanno risentito degli effetti della pandemia si sta lavorando per riprenderle al più presto a pieno regime e recuperare l’arretrato accumulato in questi ultimi mesi.

A proposito di pandemia, quale impatto ha avuto la pandemia da Covid-19 sui pazienti oncologici? Purtroppo, la pandemia ha avuto un impatto notevole sulle attività del SSN monopolizzando in qualche modo l’impegno delle strutture e dei professionisti sanitari con conseguente annullamento di molte altre attività assistenziali compresi gli screening e le attività diagnostico-assistenziali in oncologia. Questo, purtroppo, avrà delle conseguenze negative ed è stato stimato che in Europa l’interruzione dei servizi sanitari conseguente all’emergenza Covid potrebbe comportare un aumento del 10% della mortalità per tumore alla mammella e del 15% per cancro al colon.

E al Crob com’è andata durante quest’ultimo anno? Al Crob, grazie all’impegno di tutti i dipendenti, siamo riusciti a garantire la continuità di tutti i nostri servizi senza alcuna interruzione. Certo anche noi abbiamo subito un calo di attività dovuto al minore afflusso di pazienti preoccupati a recarsi in ospedale durante la pandemia o impossibilitati a spostarsi, mi riferisco soprattutto a quelli fuori regione, durante i periodi di lockdown. Però, grazie ad un’attenta attività di triage all’ingresso, regolamentando gli accessi e i percorsi all’interno dell’ospedale, siamo riusciti a mantenere l’ospedale “Covid free” e a non interrompere mai le attività e a non abbandonare nessuno dei nostri pazienti.

Direttore, si parla tanto di vaccini in questi giorni. I pazienti oncologici, devono effettuare la vaccinazione contro il Covid 19? I dati disponibili non evidenziano alcun motivo per cui non si dovrebbe offrire la vaccinazione a un paziente con tumore purché non vi siano controindicazioni, che sono le stesse che valgono per la popolazione generale. Il problema, purtroppo, è che i pazienti oncologici sono spesso immunocompromessi e mancano, al momento, dati sulla efficacia del vaccino in questa tipologia di pazienti. Tuttavia, i possibili benefici che può garantire la vaccinazione appaiono ragionevolmente superiori rispetto ai rischi, senza dimenticare che anche dopo la vaccinazione non solo i pazienti oncologici ma tutti dovranno comunque continuare a rispettare le regole di protezione, quali l’uso della mascherina e un opportuno distanziamento, almeno fin quando la pandemia non sarà completamente sconfitta.

Ma anche i pazienti in trattamento attivo possono effettuare la vaccinazione? Si, in assenza di controindicazioni. Possibilmente, la somministrazione del vaccino deve essere completata prima dell'inizio di una terapia oncologica. Nei pazienti che hanno già iniziato la terapia, saranno gli oncologi a valutare il momento più opportuno per la somministrazione.

E i pazienti lungo sopravviventi che, magari, sono in follow up oncologico da tanti anni, possono effettuare la vaccinazione? Si, certo, in assenza di controindicazioni. Il problema vero è che gli studi che hanno valutato e dimostrato l’efficacia e la sicurezza del vaccino non comprendevano pazienti oncologici per cui non abbiamo dati certi sull’interazione dei vaccini con le terapie oncologiche. Questi dati, però, si stanno raccogliendo ormai man mano che si procede con la vaccinazione e presto avremo informazioni più certe sulla efficacia e la tossicità dei vaccini anche in questi pazienti. In ogni caso, quello che invece è certo è che i dati a disposizione evidenziano un aumentato rischio di mortalità dopo infezione da Covid-19 nei pazienti oncologici. Pertanto, i pazienti oncologici con malattia in corso e in trattamento andrebbero inseriti fra i gruppi della popolazione cui offrire la vaccinazione in via prioritaria mentre i pazienti in follow up e lungo sopravviventi possono essere assimilati alle altre persone comparabili per età e altri fattori di rischio.

Direttore, se lei potesse esprimere un desidero in questo giorno o potesse chiedere qualcosa alle Istituzioni, che cosa chiederebbe? Per me è facile la risposta: chiederei che si desse maggiore attenzione alla ricerca e a chi in laboratorio si occupa di studiare i meccanismi responsabili delle malattie. Tutti i progressi fatti negli ultimi anni sono il risultato di un’intensa attività di ricerca che non sempre viene adeguatamente riconosciuta e valorizzata. Ma fare ricerca richiede impegno, dedizione, sacrificio da parte di chi la fa e richiede anche finanziamenti perché fare ricerca costa. Però, investire in ricerca significa investire sul futuro, sulla salute e sul benessere dei cittadini. La ricerca aiuta a migliorare la diagnostica, ad affinare le terapie e a sviluppare strategie di prevenzione. È quello che facciamo al Crob, dove la ricerca, come in tutti gli Irccs, è a disposizione della cura e dell’assistenza ai pazienti. Ma da soli non ce la possiamo fare per cui contiamo sull’aiuto delle Istituzioni e dei cittadini tutti.  

 

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Rionero in Vulture 03/02/2021 – L’Irccs Crob aderisce anche quest’anno alla World Cancer Day, la giornata mondiale contro il cancro. La giornata ricade ogni anno il 4 febbraio, è promossa dall'Unione Internazionale Contro il Cancro (Uicc), organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate contro la malattia in oltre cento Paesi, ed è sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il tema di quest’anno “I Am and I Will”, “Io sono e Io sarò” chiude la campagna di comunicazione triennale con un invito all’azione personale. Un invito fatto proprio dall’ Irccs Crob che ha organizzato una videoconferenza sull’oncologia al tempo del Covid tra specialisti e associazioni di pazienti e di volontariato. Per l’Istituto parteciperanno l’oncologo Alfredo Tartarone, la senologa Giusi Dinardo, la ginecologa Francesca Sanseverino, il chirurgo Dario Scala, e l’infermiera Maria Grieco, in collegamento con le associazioni Agata volontari contro il cancro, Arcipelago Eva, Iris Basilicata, Umani per l’Hospice, l’Airo Onlus, i volontari del Sollievo, l’Avo. “La pandemia ha certamente influito sul mondo dell’oncologia e proprio in questo contesto il nostro vuole essere un invito a non avere paura di sottoporsi a cure ed esami anche in questo difficile momento che stiamo attraversando” spiega Alessandro Sgambato direttore scientifico Irccs Crob che prosegue “il nostro Istituto è da sempre al fianco dei pazienti oncologici e anche in occasione della giornata mondiale contro il cancro vogliamo ribadire il nostro impegno”.